Un recente sentenza stabilisce il diritto del Comune, rappresentato da Radice & Cereda, a percepire i canoni di concessione per il servizio di distribuzione gas, anche nel caso in cui il contratto sia giunto a naturale scadenza.

Il tribunale di Mantova ha deciso che il concessionario del servizio di distribuzione gas che prosegue nella gestione – anche in presenza di un rapporto contrattualmente scaduto – resta obbligato a corrispondere al Comune concedente il canone di concessione contrattualmente previsto.

Con sentenza del 987/2017, pubblicata il 24/10/2017, la seconda sezione civile del Tribunale di Mantova ha stabilito che l’obbligo di prosecuzione del servizio sussistente in capo al gestore del servizio di distribuzione gas previsto dall’art. 14 comma 7 del D. Lgs. 164/2000 (sino a che non verrà aggiudicata una nuova gara) genera in capo al Comune il diritto alla corresponsione del canone di concessione, contrattualmente previsto.

Tale pronuncia si colloca all’esito di un iter che ha visto dapprima un intervento chiarificatore del Ministero dello Sviluppo Economico (di seguito MISE), poi una nota dell’Autorità per l’Energia Elettrica ed il gas (di seguito AEEGSI) e da ultimo la pubblicazione all’interno della Legge di Bilancio 2017 di una norma interpretativa dell’art. 14 del decreto Letta.

Mediante l’approvazione in via definitiva del ddl n. 2611, recante “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2017 e bilancio pluriennale per il triennio 2017-2019″ (Legge di Bilancio 2017), era stata infatti approvata una norma interpretativa sul pagamento dei canoni concessori del servizio di distribuzione del gas in merito alle concessioni scadute, dopo che Mise e AEEGSi avevano già ribadito sui propri siti istituzionali tale concetto.

Tale norma ha funto da interpretazione autentica dell’art. 14 comma 7 del D. Lgs. 164/2000 ribadendo che – scaduto il contratto di concessione – il gestore uscente che continua ad operare fino al subentro del vincitore della gara d’ambito deve assicurare la continuità del pagamento del canone di concessione previsto dal contratto.

Con la sentenza n.987/2017 l’obbligo di pagamento del canone viene ribadito anche dal Tribunale Civile, circostanza quest’ultima tutt’altro che scontata.

Infatti, nonostante gli illustri interventi volti a ribadire l’obbligatorietà in capo al gestore del pagamento del canone di concessione (già prevista dall’art. 14 comma 7 del D. Lgs. 164/2000), in altre controversie sul medesimo argomento, i Giudici interpellati non avevano sino ad oggi stabilito il diritto del Comune alla corresponsione del canone con contratto scaduto.

Il dettato normativo è stato soggetto ad interpretazioni non del tutto corrette da parte di alcuni concessionari, che hanno rifiutato di proseguire nei pagamenti ed hanno dato vita a conteziosi (alcuni dei quali si sono conclusi, anche per ragioni inerenti le specifiche vicende processuali, con pronunce sfavorevoli agli Enti locali).

Sul punto è bene ricordare che a fronte dell’affidamento del servizio e della stipula del contratto sorge un nesso contrattuale che vincola le parti secondo il sinallagma operante per tutta la durata del rapporto. Quanto al Comune consentire la gestione del servizio sul proprio territorio; quanto al gestore adempiere alle prestazioni assunte, e tra queste il pagamento del canone offerto in gara.

Tale sinallagma, in base a quanto prevede l’art. 14 comma 7 del D. Lgs. 164/2000, permane anche laddove il rapporto abbia una durata maggiore di quella originariamente prevista.

La recente pronuncia del Tribunale di Mantova si configura quindi come ulteriore conferma di un quadro normativo già di per se chiaro (ma interpretato in maniera distorsiva e strumentale dal alcuni concessionari), nel solco delle posizioni già manifestate dall’AEEGSI e dal MISE.

I Giudici di Mantova hanno confermato che Si è infatti già evidenziato come la norma contenuta nell’art. 14 d.lgs 164/2000 fosse stata già interpretata da un orientamento (condivisibile a parere della scrivente) nel senso della permanenza (tra gli altri) anche dell’obbligo di pagamento del canone stabilito pattiziamente”.

In linea con quanto sta alla base dei provvedimenti di MISE, AEEGSI, nonché della previsione contenuta all’interno della Legge di Bilancio 2017, la sentenza ha stabilito che “oltre alla certezza del diritto, tale regolamentazione, che in sostanza sancisce la prosecuzione di tutti i diritti e le obbligazioni connessi alla ordinaria amministrazione, tutela l’equilibrio economico dei rapporti di durata nonché consente un bilanciamento tra gli interessi di gestore e concedente e quelli dell’utenza beneficiaria del servizio pubblico”.

La pronuncia del Tribunale di Mantova cristallizza in maniera inequivocabile che gestione di un servizio pubblico e pagamento del canone di concessione sono due prestazioni sinallagmatiche, con ciò fornendo un barlume di speranza a tutti quei Comuni italiani che versano in difficoltà finanziarie a causa del mancato versamento del corrispettivo contrattualmente previsto.